Svelata la Follia di Pulp Cthulhu!

Dal rapporto del bureau 1669 del 02/05/1934  - Denver
 
Carissimo Capitano,

le invio queste righe in maniera molto confidenziale, mi scusi da subito se non utilizzerò il protocollo o alcuni passaggi possono sembrare sconnessi. Non so neanche se dopo di oggi riuscirò ancora a conservare la mia lucidità o se sarò ancora vivo. Ma non è la morte che mi spaventa, oh no! Mi spaventa molto di più di vivere con il ricordo di quello che ho visto fare ad opera di altri esseri umani.

Eravamo scesi nello scantinato della Villa Parminson, come ci era stato richiesto per quell’accertamento. Il mio errore più grande è stato non credere! Ero stato avvicinato qualche giorno prima da un certo Agente Colman, diceva di essere di una divisione segreta del bureau e che aveva delle molto importanti informazioni da darmi. Mi parlò di una setta molto grande che operava nella nostra città e che lui aveva molte informazioni su di loro. Lui sapeva tutto su di loro e gli stava dando la caccia da un po’.

Mi diede una prima cartellina con il nostro simbolo ed un numero scritto grande a caratteri rossi: 29.

Dentro c’era quello che a prima occhiata sembrava un dossier secretato ma che non poteva trattarsi altro che di uno scherzo. Ma come si può credere di uomini con maschere di ferro dal volto di polpo, si signore dal volto di polpo, possano essere adoratori di un dio antico e crudele e che hanno i mezzi per riportarlo su questo nostro minuscolo pianeta? Credo di aver riso per giorni interi e spinto dalla curiosità, dopo aver bruciato quello scherzo mal fatto, deciso di indagare sul dipartimento 29.

"Una componente intrinseca del lavoro del dipartimento 29 era di giudicare quanto fosse diffusa la minaccia del culto. Per quanto le ricerche iniziali suggerivano che la maggioranza delle organizzazioni sospettate di attività di culto fossero piccole e isolate, alcune prove intriganti sottolineavano possibili linee di comunicazione tra questi gruppi"

Dal Manuale di Pulp Cthulhu Pag. 50 


Non trovai nulla e capii che la mia prima intuizione era giusta. Ero vittima di uno scherzo, di quelli che si fanno tra colleghi, soprattutto perché io ero stato trasferito da poco. Insomma, uomini con la faccia di polpo, se lo immagina?

La sera che arrivammo alla villa c’era una luna bianchissima, grande e gelida. Per un attimo ho pensato che ci stesse osservando ma poi ho scrollato le spalle, perché mi facevo suggestionare così tanto? Perché quel compito semplice mi faceva rabbrividire? Era soltanto una villa a picco sul mare, con dei proprietari un po’ eccentrici che erano diventati ricchi all’improvviso e stavano facendo lavori di ristrutturazione. Certo comportamenti poco chiari, ma non è questo il nostro lavoro? Scoprire i segreti tra le pieghe degli uomini. Ci aspettavamo di trovare le solite casse di armi, droga o una qualche bisca. Si, al massimo ci sarebbe stato un conflitto a fuoco. Ma diamine, non sono cose che ci spaventano Capitano. Entrammo in dieci quella notte e dal momento esatto in cui trovammo la porta di ingresso aperta, quella maledetta sensazione di essere mosche nella tana del ragno non mi abbandonò. Scendemmo cauti, sfilando davanti a corridoi enormi pieni di armature, strane scimmie impagliate e oggetti dai colori e scritte bizzarre. Trovammo subito le scale che portavamo al basso, nelle cantine che ci erano state segnalate. Scale di nuda pietra, scolpite a mano, che sembravano le scale fatte dai progenitori del mondo per arrivare fino al ventre della terra.



Non appena scesi il primo gradino udii i tamburi. Erano bassi e lontani ma sembravano simulare il respiro della pietra, sembravano dare voce alle ombre che ci circondavano. C’erano grida nell’aria ed un canto così orribile, così sconvolgente gridato da voci che nulla avevano di umano, solo a pensarci mi trema la mano. Devo fermarmi un momento, non riesco a continuare.
 
Anche se ogni fibra del mio corpo mi stava suggerendo di non continuare, scesi ancora e feci cenno ai miei uomini di seguirmi. Trovammo torce e cunicoli che si perdevano in caverne sotto la casa, stretti cunicoli sotto la terra, oserei dire tentacoli. Poi fu tutto un attimo, li trovammo li in cerchio intorno ad idoli di pietra raccapriccianti, danzavano e cantavano e si contorcevano in maniera innaturale. Le loro maschere di ferro riflettevano la luce delle torce e rendevano più cupe e minacciose le loro parole. Sparai verso il primo, che grido come una bestia ferita, tentacoli veri uscirono da qualche parte ed afferrano i miei. Possibile che fosse un incantesimo? Avevano drogato l’aria? Continuammo a sparare mentre i miei uomini scomparivano, avviluppati da questi viscidi tentacoli e poi pugnalati mentre il rumore dei tamburi si faceva sempre più alto, sempre più veloce come una pozza d’acqua si apri al centro del circolo dove si trovano i cultisti, perché di quello si trattava anche se io non lo sapevo. Cosa stavano evocando? Cosa avevano generato? Premetti il grilletto di nuovo ma suonò a vuoto, avevo finito i colpi!

Pensai di morire ma fortunatamente comparve come dal nulla Colman, che mi prese per un braccio e mi trascinò via. Sentii un botto e seppi che era tutto finito.

Articolo di Daniele Mezzaroma
 

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pubblicata il 22/05/2019
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